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 La storia di Sara

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Dario Piraino
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MessaggioTitolo: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:01 am

Sara xx mi ha autorizzato a pubblicare la sua esperienza (pubblicata anche in www.infotdgeova.it).Leggetela con molta attenzione:

La storia di Sara




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La mia storia in molti aspetti è simile a quella di molti altri che si sono resi conto che tutta la loro vita era basata su una bolla di sapone.... e prima o dopo le bolle di sapone scoppiano.

Sono nata nel 1976, e mia mamma era già testimone di Geova. Ha cresciuto i miei tre fratelli maggiori, mia sorella più grande e me come tali. Io in particolare ho sempre avuto una mente indagatrice, e mia mamma ne approfittava per insegnarmi le dottrine dei tdg... tanto per rendere l'idea, a due anni ha iniziato a insegnarmi a leggere e scrivere, e da allora, per quasi 30 anni ho sempre letto la Bibbia ogni giorno... A 5 anni feci il mio primo discorso dal podio in Sala. Inutile dire che ero considerata la bambina modello, commentavo a parole mie fin da piccolissima, ragionavo con le sorelle più grandi di me, conoscevo e conosco tuttora un'infinità di versetti biblici a memoria. Bastava che qualcuno mi menzionasse un argomento, ed ecco che io riuscivo a trovare in pochi istanti una decina di scritture che lo sostenessero o lo confutassero, a seconda dei casi.

A scuola andavo benissimo, il massimo dei voti... le maestre (e in seguito i professori) che impazzivano per me. Ricordo che nell'ora in cui gli altri bambini facevano religione, io venivo affiancata a un insegnante di sostegno, un uomo che ricordo con molta stima. Con lui ebbi lunghissime conversazioni spirituali, e spesso e volentieri con i miei ragionamenti "schiaccianti" riuscivo a farlo sorridere e dire "ok, per oggi hai vinto tu"... ed ero una bambina di 7 anni! Ma ricordo anche che tutte le mattine, prima delle lezioni (ai tempi usava ancora così) si faceva la preghiera in classe, e io dovevo uscire dalla classe, sfilando davanti a tutti i miei compagni (che ovviamente non stavano ad osservare in silenzio... i bambini sanno essere molto crudeli, a volte). Questo si ripeteva tutti i giorni. Ricordo anche le feste di compleanno a cui non partecipavo mai... nemmeno era concesso assaggiare un pezzetto di torta (perchè così facendo partecipi a un atto pagano!!!)... e io mi sentivo malissimo, combattuta tra l'assoluta certezza di avere "la verità" e il desiderio di essere a festeggiare con i miei compagni... e i sensi di colpa per aver provato anche solo un piccolo desiderio di essere diversa da quello che un bravo tdg dovrebbe essere! E ricordo infinite discussioni con le maestre, che dovevano inventarsi mille idee perchè mentre gli altri bambini coloravano babbo natale, o imparavano le battute per la recita natalizia io non potevo assolutamente fare nulla del genere, e quindi per me poesie diverse, disegni diversi... e finisci per sentirti davvero diversa... ma io non volevo essere diversa, volevo essere come gli altri, ma non potevo certo dirlo a mia mamma, così fiera della sua bambina modello!! Io ero quella che aveva tutto anonimo a scuola (mai uno zaino con una scritta o un diario di barbie o simili, anche se a volte erano in offerta e costavano meno... ma sarebbe stata un'ostentazione di materialismo assolutamente impensabile!) Ovviamente niente pantaloni, fino a che non ho vinto la mia battaglia a 16 anni (fino ad allora a scuola con la GONNA!).

Tralascio le mille altre cose che mi rendevano penosamente diversa dagli altri... compreso il divieto assoluto di partecipare a qualsiasi attività scolastica non obbligatoria. Ricordo che mia mamma studiava con me la Bibbia due volte a settimana, e io mi preparavo coscienziosamente... Effettivamente ammetto che non tutto ciò che ho imparato è stato negativo. Per un tdg (almeno in teoria) valori come onestà, integrità morale, serietà e impegno sono fondamentali. Molto probabilmente, il buon carattere che tutti riconoscono in me è dovuto in gran parte al mio studio approfondito della Bibbia e dei suoi valori... Mai mentire, manifestare sempre amore, affetto, altruismo, generosità, ospitalità... e cose simili. Però ricordo anche che ad esempio non potevo frequentare la mia vicina di casa (una delle persone più buone che io conosca), mia coetanea... né andare alle giostre sotto casa assieme a lei, per il semplice fatto che non era tdg. Tenevamo in piedi la nostra amicizia parlandoci di nascosto dal balcone, oppure, siccome io pulivo le scale del nostro palazzo, lei faceva in modo di scendere quando lavavo il portone, così doveva aspettare assieme a me che si asciugasse. Chiedevo a mia mamma (all'età di 10 anni circa) come mai se Dio era amore, e Gesù pranzava a casa dei peccatori, io non potevo avere lei come amica. Mia mamma mi rispondeva che non era giusto fare certe domande, e che da grande avrei capito che era solo per la mia protezione... sempre che non fosse di cattivo umore, perchè in quel caso mi arrivava un ceffone accompagnato dall'accusa di essere arrogante.
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Dario Piraino
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MessaggioTitolo: Re: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:02 am

Sono sempre stata piuttosto sveglia... i professori mi lodavano per la mia intelligenza, e leggevo sempre molto, di tutto... ma anche la lettura viene scoraggiata, perchè qualsiasi attività che sottrae tempo alla predicazione viene da Satana. Mi veniva rimproverata la mia intelligenza, e il mio essere curiosa. Da bambina parlavo da sola (come tutti i bambini)... immaginavo di essere una principessa. Mia mamma non faceva che dirmi che "chi parla da solo parla con i demoni"... cosa bellissima da dire a una bambina piccola: sognavo i demoni tutte le notti e avevo il terrore di addormentarmi... li immaginavo sotto il letto, o fuori dalla finestra... Non parliamo delle notti con temporali... ogni lampo illuminava gli alberi del piccolo parco sotto casa, e le loro forme sembravano quelle di mostri... Ancora adesso ho la fobia dei temporali, non riesco a farla passare. Per farmi ubbidire mia mamma mi raccontava che presto sarebbe venuto Armaghedon, e che chi non era fedele a Geova sarebbe morto. Mi è sempre stato insegnato a vedere quelli del "mondo" di fuori, come tanti morti che camminano. Mi diceva che dopo Armaghedon avremmo raccolto le ossa dei morti, e che se non fossi stata una brava tdg, sarei stata anche io raccolta insieme alle altre ossa.

Tutto questo mi sembrava così naturale, perchè mia mamma avrebbe dovuto in segnarmi cose così se non fossero state vere? Eppure non facevo che chiedermi come fosse possibile che un Dio d'amore potesse essere anche così crudele... e perchè nelle pubblicazioni che leggevo c'erano illustrazioni terribili di Armaghedon e di gente che moriva e nella pagina accanto magnifici disegni del paradiso? Come poteva lo stesso Dio essere responsabile contemporaneamente di entrambe le cose? Mi veniva detto che un nuovo governo, prima di poter portare dei benefici, deve distruggere il governo malvagio... E perchè se Dio è onnipotente non trova il modo di eliminare il MALE senza eliminare le PERSONE? E man mano che crescevo le domande diventavano sempre più scomode, sempre più importanti... e la risposta finì per essere sempre la stessa: sei arrogante e presuntuosa e vuoi conoscere cose che non ci è dato di sapere... aspetta che Dio illumini d'intendimento il Corpo Direttivo (la classe dirigente) e vedrai che avrai le tue risposte, ma stai attenta perchè a fare troppe domande perdi la fede e di conseguenza la vita. E allora smisi di chiedere... ad alta voce, ma in fondo sono sempre stata una tdg un po' fuori dalle righe... ho sempre fatto e detto ciò che mi dettava il cuore, e non ho mai smesso di leggere, e chiedere a me stessa... e credevo che questo bastasse a rendere il mio pensiero indipendente, ma non era così. I condizionamenti che ho subìto erano subdoli al punto da credere che non ci fossero.

Arrivò il momento di scegliere le scuole superiori. Io andavao benissimo in tutte le materie, ma essendo particolarmente portata per l'italiano mi fu caldamente consigliato di scegliere il liceo classico e poi l'università, facoltà di lettere. Ma naturalmente l'università era fuori questione (tutt'ora all'ultima assemblea a cui ho assistito pochi mesi fa hanno ribadito il concetto che Dio non può approvare qualcuno che si costruisce un futuro in questo mondo destinato alla distruzione, e che l'ambiente universitario è permeato di pensieri satanici). Perciò, questo è ciò mi fu detto, farai la geometra perchè i tuoi fratelli vanno a scuola lì e ti possono controllare e perchè così sei vicina a casa e hai tempo per uscire in predicazione. Non mi fu chiesto se mi piaceva. Non mi vennero date alternative.
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MessaggioTitolo: Re: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:03 am

Per mia fortuna amo particolarmente imparare, sotto ogni punto di vista, ho una mente curiosa e indagatrice e mi piace studiare e leggere e provare a fare le cose. In effetti sono piuttosto vulcanica, e questo mi ha permesso di avere ottimi risultati pur frequentando una scuola che non ho amato affatto. (Anche se ora onestamente non mi dispiace essere capace di fare progetti al PC, e disegnare con programmi specifici... lo ammetto!) Mi sono sempre chiesta che risultati avrei ottenuto se avessi fatto ciò che avrei voluto... Il mio desiderio è sempre stato fare la scrittrice, e da ragazza scrissi un libro, un romanzo... ma quando la cosa venne risaputa (e non avevo intenzione di pubblicarlo, l'avevo scritto solo per la gioia di farlo) venni richiamata dagli anziani e mi fu fatto notare che scrivere impediva alla mia mente di essere concentrata sul nuovo mondo che doveva venire e sottraeva del tempo alle attività spirituali.

Tutta la mia giornata era impegnata in queste attività. Al mattino andavo a scuola, a pranzo aiutavo mia mamma in casa, poi uscivo in predicazione (facevo circa 40, 50 ore al mese), alla sera studiavo e facevo i compiti, e prima di dormire studiavo la Bibbia e facevo ricerche per essere preparata alle adunanze. Ero così "brava" che le mie amiche, per prendermi in giro, mi chiamavano "enciclopedia" o "perspicacia 2" (Perspicacia è il nome dell'encicolpedia biblica edita dai tdg). Facevano a gara a uscire in predicazione con me, perchè avevo ottimi risultati, le persone mi ascoltavano, sia per il modo di fare particolarmente avvicinabile (e NON insistente!), sia per la mia logica schiacciante. A quel punto ero più che indottrinata. Tutti i miei dubbi di bambina erano stati sostituiti da una fede fortissima e una condotta più che esemplare: facevo discorsi e dimostrazioni dal podio, venivo cercata per narrare esperienze, ero brava e assidua nella predicazione, e mi sentivo felice... finchè le domande non si affacciavano alla mia mente... ma le scacciavo ripetendomi: quando Geova vorrà capirò. E quando vedevo persone attorno a me comportarsi male, mi dicevo: il problema è loro se la vedranno con Dio... l'importante è che io faccia tutto bene.

A 18 anni mi battezzai. Fosse stato per me l'avrei fatto prima, ma mia mamma riteneva che non fossi all'altezza, per cui ogni volta mi metteva i bastoni tra le ruote. Da maggiorenne non potè più farlo. Dopo sei mesi esatti divenni pioniera... dovevo cioè dedicare all'opera di predicazione 1000 ore all'anno, circa 90 al mese. Io ne facevo circa 140, 150 (circa 5 ore tutti i giorni)... e in più lavoravo e facevo tutto in casa a mia mamma (e in famiglia eravamo in 7). Quello che è certo è che imparai se non altro a saper organizzare benissimo le mie giornate... ma sentivo che mi mancava lo svago, e un po' di tempo per me. Mi concedevo solo la lettura, il mio grande amore, ma mi restava tempo solo la notte per cui dormivo pochissimo.

In quel periodo conobbi il "fratello" che sarebbe diventato mio marito. Col senno di poi penso che se avessi avuto modo di conoscerlo meglio sicuramente non avrei mai sposato una persona simile. Ma è assolutamente vietato frequentarsi da soli. Non mi era concesso stare sola con lui nemmeno due minuti per salutarlo quando andava via (avrei potuto peccare!!!). I libri che trattano l'argomento dicono che non è nemmeno permesso tenersi per mano finchè la data del matrimonio non è imminente. Figuriamoci! Non riuscivamo nemmeno a parlare di cose profonde, visto che c'era sempre qualcuno che "ronzava" attorno a noi. Nemmeno al telefono venivo lasciata sola, ero controllata ogni istante. Ovvio che uno che vuole fingere di essere ciò che non è ha vita facilissima in questo modo! E poi pensavo che qualsiasi matrimonio potesse funzionare bene, perchè io ero una brava sorella e lui un bravo fratello e Geova avrebbe fatto il resto (!!!!!) Se a questo aggiungiamo che in quel periodo le cose in famiglia non erano proprio facilissime, il gioco è fatto...
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MessaggioTitolo: Re: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:04 am

Mi sposai a 21 anni. Ero ancora pioniera, esemplare, forte nella mia fede. Solo che il matrimonio non si rivelò essere come l'avevo immaginato. Tra mio marito e i miei suoceri facevano a gara a chi riusciva prima ad annientare la mia psiche e la mia volontà. Mi ritrovai presa in una gabbia fatta di insulti, scatti d'ira, umiliazioni, violenze sia psicologiche che fisiche... un vero e proprio inferno. Prima hanno annientato la mia volontà facendo leva sui sensi di colpa che fin da bambina mi portavo dietro... mi fecero il vuoto intorno, allontanandomi con bugie e calunnie da familiari e amici. Mi ritrovai anche davanti a un comitato giudiziario (il tribunale dei tdg) per rispondere di accuse delle quali non sapevo assolutamente nulla. Gli anziani (che avevo sempre considerato al di sopra delle parti) iniziarono a esercitare pressioni fortissime su di me, perchè ammettessi errori che non avevo commesso, per potermi così allontanare dalla congregazione. Mi fu tolto il privilegio di essere pioniera (solo chi è esemplare può avere questa nomina e loro mi dissero che il fatto che avevo problemi con i miei suoceri voleva dire che non ero in grado di manifestare il "frutto dello spirito" (qualità come amore, gioia, pace, benugnità, bontà e altre). Non mi fu dato nemmeno il beneficio del dubbio, ma siccome non esistevano prove (non potevano esistere prove di cose che non avevo fatto!!!), non poterono disassociarmi. Ma fecero di tutto per farmi capire che per loro ero colpevole e non esistono parole per descrivere la profonda angoscia che provavo per la sensazione di essere accusata di cose non vere.

Da quel momento non ero più all'altezza delle aspettative che loro avevano nei miei confronti, e mi ritrovai da sola. In quel periodo ero incinta, sposata a un uomo che spesso aveva scatti di rabbia anche violenti, che non lavorava (erano veramente rari i momenti in cui lavorava, non ne aveva voglia, semplicemente), la mia famiglia non mi rivolgeva la parola a causa delle bugie dei miei suoceri e del mio, per fortuna ex, marito, e dovemmo lasciare la casa perchè non potevamo permetterci un affitto. Lì ricomparsero i dubbi e le domande. Io sono sempre stata pronta ad aiutare gli altri e dare sempre tutta me stessa, ma adesso che avevo bisogno io, loro dov'erano? Oh, c'erano, ma solo per puntare il dito.

Dopo il parto le cose peggiorarono. Fui costretta a seguire mio marito a casa dei miei suoceri, dove rimanemmo per quasi due anni. Sprofondai in una terribile depressione, l'unica cosa di cui riuscivo a occuparmi era la mia bambina. Eppure, siccome ancora ero convinta di seguire la strada giusta, mi trascinavo fuori casa, sia per le adunanze che per la predicazione, come un automa... esteriormente ero di nuovo la persona esemplare, ma dentro ero morta. Chiesi aiuto agli anziani, riguardo alla mia depressione... ma mi sentii rispondere che la depressione era solo una scusa per non assolvere i miei doveri spirituali. Che ero depressa perchè non avevo fede. Allora chiesi aiuto perchè mio marito non provvedeva il necessario alla famiglia ed eravamo pieni di debiti. Mi risposero che se non lavorava lui dovevo farlo io e se non lo facevo ero pigra e non adempivo al mio dovere di moglie. Chiesi ulteriormente aiuto per le percosse, e la violenza psicologica, mi dissero che evidentemente non ero una moglie rispettosa, e lui poverino perdeva la pazienza... e mi chiesero se adempivo al mio debito coniugale (ovvero se andavo a letto con lui). Lui si lamentò dicendo che non ero una buona moglie sotto quell'aspetto, e subii anche l'umiliazione di dover ricevere consigli su quante volte avrei dovuto sottostare ai desideri di mio marito per non indurlo a peccare.

Alla fine smisi di chiedere aiuto. In un modo o nell'altro, mi feci forza e uscii dalla depressione, non del tutto, ma quel tanto che bastava per trovarmi un lavoro e mantenere una casa. Ricordo le volte in cui andavo a lavorare, facevo le mie ore, poi andavo a casa, pulivo e sistemavo tutto alla perfezione (perchè venivano anche a controllare se pulivo casa, e se non era a posto erano riprensioni), alla sera stanca morta, dedicavo ore per giocare, parlare, insegnare a mia figlia... dopodichè crollavo a letto esausta... Alla fine erano riusciti nel loro intento. Non scrivevo più, nè le mie amate poesie, nè racconti. Non facevo più domande scomode. Non ero più una persona. Poi esasperata, decisi di lasciare mio marito, riallacciai i rapporti con la mia famiglia e mi trasferii in Sardegna dove abitavano da un anno.
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MessaggioTitolo: Re: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:06 am

Trovai lavoro in 8 giorni, da sola (perchè i carissimi "fratelli" del luogo non facevano che dirmi "cosa sei venuta a fare qui, a rubare il lavoro a noi?"). Altri due giorni e avevo trovato casa. Piano piano l'ho arredata da sola. Ma avevo fatto i conti senza gli anziani. Vennero a chiedermi perchè avevo lasciato mio marito. Ascoltarono le mie spiegazioni, con apparente amore e interesse... ma poi dissero che io avevo violato il voto del matrimonio... che essendo separata ero una specie di mina vagante (in realtà mi dipinsero come una specie di mangiauomini in agguato e pronta per far peccare i poveri uomini della congregazione!), e che Dio odia il divorzio e io non potevo sperare di avere la sua approvazione se non fossi tornata con mio marito. Per due mesi mi fecero visita due o tre volte la settimana, ripetendomi sempre le stesse cose, finchè non riuscirono a convincermi. Lo chiamai e gli chiesi di raggiungermi. A lui non sembrava vero di poter tornare a essere mantenuto da me, e di avere di nuovo qualcuno che gli scaldasse la cena e il letto! Le cose ovviamente non erano cambiate... e mi ritrovai di nuovo a fare i conti con gli stessi problemi che avevo prima. Anche in questo caso chiesi aiuto agli anziani (ero ancora convinta che fossero il mezzo che Dio usava per aiutare le sue pecore!) Lui non venne nemmeno ripreso, mentre io venni consigliata sulla sottomissione che una moglie dovrebbe avere. Anche in questo caso mi vennero fatte domande suilla frequenza dei rapporti che avevo con mio marito visto che era stato notato il suo modo di guardare le altre donne ed erano giunti alla conclusione che lui era trascurato sotto quell'aspetto. Il fatto che fosse violento con me non veniva nemmeno preso in considerazione, mi sembrava di parlare al muro.

Iniziai a minacciare di lasciare di nuovo mio marito. Dissi che avevo i motivi, visto che lui alzava le mani e non provvedeva economicamente alla famiglia (motivi per cui è ammessa la separazione tra i tdg). Mi venne detto che se l'avessi lasciato e lui fosse andato con un'altra donna (perchè poverino era un uomo e come tale doveva avere i suoi sfoghi fisici!), lui sarebbe stato condannato a causa mia, e se non si fosse pentito sarebbe morto ad Armaghedon, sempre per colpa mia. E poi, una ragazza giovane come me, avrebbe potuto trarre nel peccato altri fratelli e magari rovinare delle famiglie.... Restai ancora con lui... e poi accadde. L'avvenimento che mi svegliò dal coma profondo in cui ero caduta.

Sono assolutamente convinta che non esista nulla al mondo peggiore del vedere il proprio figlio soffrire. Figuriamoci poi se vieni lasciato completamente solo, e devi metterti contro il mondo per difenderlo. Mia figlia trascorse una settimana a casa dei nonni paterni (cosa ottenuta da mio marito dopo un terribile litigio e non poche percosse, perchè io non volevo lasciarla con nessuno, tantomeno con loro che tanto mi avevano fatto del male!). Tengo a precisare che erano e sono tuttora stimatissimi tdg, che hanno privilegi e incarichi nella congregazione. Al suo ritorno scoprii che aveva subìto degli abusi. Non sto a raccontare le giornate agghiaccianti che seguirono, fatte di dubbi, incredulità, visite mediche, disegni allucinanti e racconti della bambina, denunce, ecc. Denunciai la cosa sia alle autorità legali che agli anziani della congregazione. Dal punto di vista legale, mi ritrovai a dover descrivere l'accaduto in 4 ore e mezza di interrogatorio, da sola... perchè il mio ex marito era rimasto a casa a dormire, e mia madre disse che non dovevo denunciare nulla ai carabinieri perchè andava del buon nome di Geova. Le risposi che non ero io ad aver infangato il suo nome, ma chi aveva approfittato dell'innocenza di una bambina di 5 anni. (Alla fine il caso venne archiviato per mancanza di elementi per procedere, dopo lunghissime torture psicologiche alla bambina, costretta a raccontare milioni di volte cosa fosse successo). Quanto agli anziani... beh, è difficile crederci, ma mi telefonarono dicendo che non potevano fare nulla perchè dal punto di vista biblico c'era bisogno di due testimoni! Risposi che la prossima volta avrei chiesto a mio suocero di invitarmi ad assistere così avrei potuto testimoniare... e loro mi risposero che stavo manifestando un atteggiamento ribelle e che dovevo stare attenta che Satana non mi portasse via (parole testuali!).
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MessaggioTitolo: Re: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:07 am

Informarono la società (la sede di Roma) dell'accaduto, e anche il sorvegliante viaggiante (un anziano che controlla le varie congregazioni). Anche lui mi telefonò per dirmi che avrei dovuto ritirare la denuncia, cosa che anche se fosse stato possibile non avrei mai fatto. Mi disse che non potevo essere sicura che non fossero le normali fantasie di una bambina che stava crescendo e scoprendo il proprio corpo. Risposi che mille libri e trattati affermano che un bambino difficilmente racconta gli abusi subiti, ma quando lo fa al 99,9% è vero... e che i particolari che aveva descritto mia figlia erano troppo precisi per essere inventati e gli chiesi se avesse avuto una figlia che gi raccontava certe cose cosa avrebbe fatto e pensato. Dissi che non potevo credere che non prendessero nessun tipo di provvedimento nei confronti del colpevole e che non potevo sopportare l'idea che fossero libero di avvicinare altri bambini. Mi rispose che se dicevo così allora non avevo fede in Geova e che se non uscivano le prove forse era perchè Geova aveva deciso che non bisognava punirlo (!!!)

A quel punto lasciai definitivamente mio marito, che avrebbe dovuto essere disassociato per il suo comportamento, ma venne semplicemente ripreso. (E qui altre domande: ma come, uno può essere disassociato per una sigaretta, ma se picchi la moglie va bene?) Io venni additata come quella che non sottostava alle direttive dell'organizzazione, e alla fine, stanca, andai via dalla Sardegna e venni a vivere dov'ero cresciuta, ospite di mio fratello. (Altro tdg esemplare e pieno di privilegi e incarichi) A questo punto devo aggiungere che sia mia mamma, che i miei fratelli, che gli anziani, mi fecero enormi pressioni perchè tornassi con mio marito. Questa volta non ho ceduto. Sono stata ospite da mio fratello quasi un anno. In tutto questo tempo, mi ha impedito di prendere la residenza a casa sua, perchè gli anziani non erano d'accordo che mi ospitasse (in fondo ero una sorella ribelle e separata!), e perchè anche lui non era d'accordo, e che non dovevo denunciare ciò che era accaduto a mia figlia.... Non ha mai, MAI, chiesto una sola volta come stavo, o come stava mia figlia, o se avevamo bisogno di qualcosa. E questo nè lui, nè gli anziani, nè la maggior parte dei fratelli e sorelle. Ogni volta che c'erano parti dal podio sulla famiglia e il matrimonio, come esempio negativo veniva fatto il mio, senza fare nomi, ma in modo che si capisse chiaramente di chi si parlava. Mi veniva rimproverata la mia poca partecipazione alla predicazione (circa una trentina di ore al mese), e quando rispondevo che lavoravo per mantenermi con mia figlia e dovevo anche dedicare del tempo a lei, mi dicevano che ero io a volere questa situazione. Solo una persona, un'amica, che adesso ho perso essendomi dissociata, mi stette vicino. Per tutti gli altri ero invisibile. Poi mio fratello ebbe la felice idea di cacciarmi di casa (siccome voleva diventare anziano, non poteva tenere in casa una donna separata, anche se sua sorella!!!)

In un modo o nell'altro riuscii a trovare una sistemazione provvisoria e poi una casa comunale. I primi tempi ci adattammo a dormire per terra, non avevamo acqua calda, nè una lavatrice o una cucina gas... Presi tutto poco alla volta, con pazienza... prima i letti, poi la cucina, il frigo, la lavatrice, ecc.... In tutto questo nessuno, ripeto, NESSUNO, si degnò di darci una mano. Scoprii che gli anziani della Sardegna avevano informato quelli di qui riguardo a ciò che era successo a mia figlia, e anche in questo caso venni ripresa per aver denunciato il fatto e recato in questo modo biasimo sull'organizzazione. Mi dissero che non ero libera di risposarmi, e non avrei mai potuto farmi una vita e quindi era meglio che tornassi con mio marito, se non altro per avere uno sfogo dal punto di vista fisico (!!) In tutto questo, non ho mai visto nemmeno una piccola traccia del tanto decantato amore fraterno.... ma continuavo lo stesso a dirmi che doveva esserci una spiegazione.
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MessaggioTitolo: Re: La storia di Sara   Mar Gen 06, 2009 1:08 am

Un anziano mi disse: se Geova lo permette vuol dire che lo puoi sopportare... ma io sentivo dentro un vulcano che stava per esplodere. Le mille domande di quando ero piccola, e tutte le altre che avevo finito per accantonare da adulta, adesso non facevano che girare nella mia testa... e finalmente vedevo tutta l'ipocrisia, e la falsità, e le incoerenze, sia dal punto di vista dottrinale che comportamentale. E perchè non posso accettare il sangue ma i derivati sì? E gli organi? Forse li puliscono dal sangue prima di trapiantarli? Non credo proprio!!! E perchè persone come me che hanno dei problemi vengono abbandonate, e chi fa del male come il mio ex marito o i miei suoceri sono portati sul palmo della mano solo perchè mantengono la facciata? E perchè io non posso andare in chiesa o leggere letteratura di altre religioni, mentre gli altri DEVONO leggere la nostra? Perchè...? Perchè...? Tuttavia non ero ancora pronta ad andarmene.... A quanto pare ci voleva una spinta.... E arrivò anche quella.

Qualche mese conobbi quello che adesso è il mio compagno. Una persona splendida, non cristiano, ma intelligentissimo, e aperto, e maturo e sensibile... Con lui finalmente potevo parlare di tutto, anche dei miei dubbi.... e alla fine capii che dentro me non ero più tdg già da un po'. Ma ancora non ero pronta ad andarmene. Ad ottobre si sposa mio fratello, il maggiore, l'unico con cui abbia sempre avuto un buon rapporto. Io avrei dovuto essere la sua testimone, ma se mi fossi dissociata prima di ottobre, non sarei stata nemmeno invitata. Così decisi di aspettare fino ad allora. Ma io non sono capace di fingere... non riuscivo più, non mi sentivo me stessa.... e non mi andava di avere una doppia vita... Così, due mesi fa, scrissi la lettera di dissociazione. Non permisi a me stessa il minimo ripensamento, feci tutto in pochissimi giorni, e rifiutai di presentarmi all'appuntamento fissato dagli anziani (senza informarmi) per cercare di farmi ragionare.

Ora sono fuori... vedo le cose da un punto di vista nuovo... e non è affatto facile. Mi sento come se tutto quello su cui ho sempre basato le mie scelte non fosse stato altro che una bolla di sapone. Mi sento stupida, arrabbiata, ingannata. Persino la mia amica menzionata prima mi ha cancellato dalla sua esistenza, e persone che mi hanno presa in braccio da piccola si girano per strada quando passo. I miei fratelli (tranne il maggiore) mi rivolgono a malapena un ciao, e mia mamma mi ha detto che avrebbe sofferto di meno se fossi morta. Mio fratello si sposa, e io non sono la testimone. Non sono nemmeno invitata... e mi è stato chiesto di restare in fondo, se volessi vedere la cerimonia, in modo da non mettere in imbarazzo i presenti. Ma fortunatamente ho un buon carattere e mi sto facendo numerose nuove amicizie, e il mio compagno mi è sempre di sostegno. Mi sento libera... ma allo stesso tempo sento anche tutta la pressione psicologica dei condizionamenti che ho subìto per trent'anni. So di essere forte, ma credo che ci vorrà tempo prima che io riesca a ritrovare il mio equilibrio interiore.... Non avevo mai visto la mia vita come tdg sotto l'ottica di abuso psicologico, ma è esattamente quello che ho vissuto... Mi sento defraudata di anni e anni... rapporti con i parenti inesistenti perchè loro non erano testimoni... feste perse... amicizie mancate.... sofferenze che avrei forse evitato. Sento che non esiste più il controllo ferreo a cui dovevo sottostare prima: ogni aspetto della vita è regolato in maniera esagerata, persino il modo di vestire o pettinarsi, o la musica che si ascolta o i film che si guardano. Sono davvero libera di scegliere chi voglio essere... Mi sento un po' come il protagonista di Truman Show, che all'improvviso scopre che tutto è finzione, e una volta nel mondo vero deve costruirsi una sua identità... Ah... ho ricominciato a scrivere...
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