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 L’ostracismo geovista: una prassi allarmante, mentre al senato si discute per l'intesa!

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Dario Piraino
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MessaggioTitolo: L’ostracismo geovista: una prassi allarmante, mentre al senato si discute per l'intesa!   Dom Giu 27, 2010 2:32 pm

L’ostracismo geovista: una prassi allarmante
Articolo collegato: L’Intesa tra Governo italiano e Congregazione dei Testimoni di Geova


Nel disegno di legge n°2237, attualmente assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) del Senato, contenente “Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia” – all’articolo 2, comma 2 – si stabilisce, tra l’altro, che «la Repubblica … riconosce che … gli atti in materia spirituale e disciplinare si svolgono senza alcuna ingerenza statale». Sanno i membri del Governo e i Parlamentari cosa implicherà l’eventuale trasformazione in legge dello Stato di questa disposizione? Coloro che hanno contribuito, a vario titolo, alla stesura del predetto disegno di legge sanno qual è l’atteggiamento dei vertici del geovismo nei confronti degli affiliati che esprimono motivato dissenso sulla loro ideologia e che, per questo dissenso, subiscono misure disciplinari da parte degli organismi “giudiziari” della Congregazione geovista? Ebbene, si legga quanto dichiarato dall’organo ufficiale dei Testimoni di Geova – il periodico La Torre di Guardia – nell’edizione del 15 gennaio 1954, pag. 62: «Noi oggi non viviamo fra na­zioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia, come era possibile ed era ordinato di fare nella na­zione d’Israele … possiamo agire contro gli apostati soltanto fino ad un certo punto … La legge dello Stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra stessa famiglia carnale».

Cosa significa, allora, per i Testimoni di Geova l’essere tenuti a “conformarsi all’ordine di disassociazione” (espulsione), impartito dai tribunali giudiziari geovisti, di cui parla la rivista appena citata?

I singoli Testimoni di Geova sono tenuti ad attenersi alla presunzione di fondo che, «se qualcuno è disassociato [espulso], allora deve aver avuto un cuore veramente cattivo e/o dev’essere stato deciso a perseguire una condotta che disonora Dio» (citazione da La Torre di Guardia del 15 giugno 1983, pag. 31). In realtà, si viene espulsi dal geovismo per i motivi più disparati; magari per aver dissentito sulle interpretazioni dei vertici dottrinari riguardo a questioni come festeggiare un compleanno, accettare una trasfusione di sangue, fumare, criticare la strategia di riscrittura della propria storia attuata dai vertici del Movimento, contestare qualcuna delle mutevoli “rivelazioni” di cui il Direttivo mondiale ritiene di essere destinatario. Quindi, è abbastanza evidente che non è un dato pacificamente garantito l’esercizio del diritto di critica da parte degli affiliati su quanto promosso dai dirigenti del Movimento geovista. Anzi, nei confronti degli “apostati” il Movimento geovista adotta la più disumana delle misure: l’ostracismo; in cosa consiste questa prassi? Con una sintetica rassegna della letteratura geovista (le seguenti citazioni sono tratte dall’organo ufficiale del Movimento, di cui si indicano i riferimenti), diamo conto delle discutibili regole vigenti nei gruppi geovisti e sostenute dall’ente con il quale il Governo italiano ha deciso di stipulare l’Intesa: la “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova” con sede in Roma.

Quando un padre o una madre o un figlio viene espulso dalla Congregazione geovista, come dev’essere trattata tale persona dai membri della famiglia rimasti fedeli al verbo di Geova? Rispondendo a questa domanda, La Torre di Guardia legifera: «Se i figli sono maggiorenni, vi può essere una separazione e una rottura vera e propria dei vincoli familiari, perché i vincoli spirituali sono già spezzati» (edizione del 15 gennaio 1954, pag. 62); i genitori «non accordano a [un figlio] disassociato la stessa approvata relazione spirituale concessa agli altri» (edizione del 15 gennaio 1975, pag. 55). Ancora più esplicitamente, La Torre di Guardia del 15 maggio 1963 afferma: «Che accadrebbe, dunque, se il figlio di una famiglia che fa parte della visibile organizzazione di Dio si opponesse a quest’opera di profetizzare intorno al Regno? … Che dovrebbero fare il padre e la madre dedica­ti e battezzati? Essi non osano lasciarsi dominare dai sentimenti; non osano nemmeno risparmiare questa persona cara che hanno generato … Devono trafiggerlo perché ha profetizzato falsamente. Devono conside­rarlo spiritualmente morto, uno con cui non si deve avere alcuna associazione né comunione religiosa e il cui profetizzare dev’essere rigettato».

E se il parente espulso non fa parte della stretta cerchia familiare? In questo caso, il “codice geovista” sancisce che «si dovrebbe far comprendere al parente disassociato che ora le sue visite non sono benvenute come prima» (edizione del 15 gennaio 1964, pag. 42); inoltre, la regola prevede che «se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare, potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo” (edizione del 15 aprile 1988, pag. 28).

E se un uomo e una donna, entrambi Testimoni di Geova, sono promessi in matrimonio e uno viene poi espulso prima del matrimonio? Il Testimone fedele «deve troncare il legame col disassociato …Se non tiene conto di ciò sposando il disassociato, anch’egli può essere disassociato» (edizione del 15 gennaio 1964, pag. 43).

E se l’espulso non è un parente? La norma geovista è lapidaria: «Ogni associazione con lui è troncata» (edizione del 15 gennaio 1964, pag. 41); l’accanimento contro chi viene espulso è stupefacente: «I membri della congregazione [geovista] non gli [all’espulso] stenderanno la mano dell’amicizia, e non gli diranno nemmeno “Ciao” o “Arrivederci”. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo» (edizione del 15 dicembre 1963).

Inoltre, la Congregazione geovista prescrive: «Che cosa si deve fare se un disassociato e un membro della congregazione lavorano nello stesso luogo per l’impiego secolare? … Benché sia permesso conversare nella misura necessaria per assolvere le funzioni del lavoro, non è appropriato associarsi nel senso di parlare liberamente … sarebbero considerate solo le cose necessarie relative al lavoro, mai questioni spirituali o altre questioni che non sono nella categoria delle cose necessarie per il lavoro secolare. Se i rapporti necessari sono troppo frequenti e intimi, il cristiano può considerare di cambiare l’impiego» (edizione del 15 dicembre 1963, pag. 762).

Si noti, infine, che «colui che deliberatamente non rispetta la decisione [disciplinare] della congregazione rischia di essere a sua volta disassociato» (edizione del 15 dicembre 1963). Quindi, chi decidesse, secondo coscienza, di continuare a mantenere rapporti sociali e familiari con gli ex membri, verrebbe a sua volta sanzionato.

È interessante osservare che, quando la letteratura geovista parla dell’ostracismo adottato da altri gruppi religiosi nei confronti degli affiliati dissidenti, allora parla di “intimidazioni” (cf La Torre di Guardia del 15 gennaio 1969, pag. 55); invece, quando l’ostracismo viene praticato in casa geovista, esso diventa una dimostrazione di lealtà a Dio: infatti, così è descritto l’ostracismo che i Testimoni sono indotti a praticare nei confronti di chi non ha proprio niente contro Dio, ma dissente sui mutevoli insegnamenti proposti dal Direttivo geovista mondiale.

A questo punto qualcuno potrebbe dubitare che queste rigide, intolleranti regole trovino pratica attuazione nella vita comunitaria dei Testimoni di Geova; ebbene, per farsi un’idea della concreta portata di quest’intransigente, allarmante prassi si consultino alcune significative esperienze di chi ha subìto questo disumano trattamento.

Solo per citare un esempio eclatante, nel 2004, la rubrica televisiva di RAIDUE “TG2 -Dossier storie” mandò in onda alcuni servizi riguardanti i Testimoni di Geova: in uno di essi fu intervistato un “anziano” dei Testimoni (che militava nel gruppo da circa 30 anni), il quale celava la propria identità al pubblico per il fatto che, a causa della radicale critica che rivolgeva al gruppo religioso di appartenenza, se fosse stato identificato, avrebbe corso il rischio di essere espulso e conseguentemente ostracizzato da familiari e amici Testimoni.

La sistematica applicazione dell’ostracismo come corollario dell’attività “disciplinare”, praticata dal Movimento, giustifica appieno, da sola, l’allarme sociale che accompagna l’adesione al geovismo; come può, allora, uno Stato accettare aprioristicamente di non “interferire” nell’attività disciplinare della “Congregazione cristiana dei testimoni di Geova”?

Sarebbe, quindi, doveroso che “prima di arrivare ad un’Intesa lo Stato dovrebbe valutare con maggiore attenzione, con prudenza e discernimento. Il che non significa negare una libertà che è garantita a tutti. Eventualmente si nega in questo caso un regime di particolare favore. Cosa ben diversa dall’esercizio della libertà religiosa”.


Fonte: http://www.mondoraro.org/2010/06/26/l%E2%80%99ostracismo-geovista-una-prassi-allarmante/
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