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 La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!

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MessaggioTitolo: La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!   Sab Ott 23, 2010 1:40 pm

Questo studio si prende l'onere di valutare attentamente, alla luce della scritture e del contesto storico e sociale in cui queste sono state scritte, la prassi geovista della disassociazione/dissociazione.


Per svolgere adeguatamente la nostra trattazione in merito alla scritturalità della prassi geovista della dissociazione e della disassociazione – nonché la loro liceità secondo i principi cristiani - cominciamo partendo da quali scritture i TdG ricavano l’insegnamento della disassociazione con l’associazione della totale emarginazione dell’espulso come trattamento per la purezza della congregazione e il ristabilimento del trasgressore.

Queste le parole di Cristo in Matteo 18:15-18:

Citazione :
15 «Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Chiunque sia stato TdG sa che questi passi matteani vengono usati dalla congregazione quando esistono delle discordie fra fratelli che però non sono assimiliabili a peccati gravi - per quei tipi di peccati esiste un’altra scrittura nel primo libro dei Corinti al capitolo 5 dove si parla dell’espulsione di un peccatore impenitente di cui era risaputo che commetteva immoralità, passo che tratteremo in seguito.
Qui la WTS è gioco-forza mostrare che nel caso in cui una persona non ascolta la Congregazione (Chiesa) allora questa deve essere trattata come un pagano o un pubblicano.
Il ragionamento della WTS è il medesimo: “Qui Gesù dice che se una persona ribelle nella congregazione non vuole ravvedersi di fronte alla congregazione dopo che la questione è stata risolta a mezzo di testimoni allora deve essere trattata come un pagano.
Come venivano visti i pagani ai tempi di Gesù dalla società ebraica? Costoro erano considerati degli am’ ha’ arets (vale a dire “gente di strada”) e quindi vengono evitati. Gli ebrei infatti non si sedevano né stavano insieme a queste persone che erano idolatri e si inchinavano alla volontà dell’unico vero Dio, Yavè.
Stando quindi alla volontà di Gesù, anche noi cristiani dobbiamo evitare la compagnia di questi ribelli che vengono espulsi dalla congregazione, poiché sono come dei pagani”.

Fin qui il ragionamento geovista.
Dov’è l’inghippo in questo ragionamento?
Semplicemente nel fatto che Gesù non seguiva le indicazioni dei maestri farisei cui si appoggiava la tradizione ebraica ma bensì stava insieme ai pagani e ai pubblicani, mangiando e stando a tavola con loro. Nessuno dimenticherà infatti che una delle accuse principali che venivano mosse vero il Cristo era proprio che stava insieme ai peccatori il che dimostrava che non seguiva le consuetudini del suo popolo.

A questo punto i TdG obiettano che però Cristo stava con i peccatori perché costoro non avevano ancora avuto l’accurata conoscenza della verità, cosa diversa rispetto a chi l’ha avuta come cristiano, essendosi battezzato, e poi ha deliberatamente compiuto il peccato.
Questa osservazione è perniciosa, perché sebbene la responsabilità del peccatore cristiano è superiore a quella di uno che il cristianesimo non lo conosce, l’uomo non è affatto perfetto ed è incline a compiere il male. Recuperarlo con l’esilio e l’emarginazione non è un buon metodo perché invece di colpirlo sui suoi bisogni spirituale lo si colpisce sugli affetti, operando in lui un vero e proprio ricatto morale. Diverso invece se gli si negano i privilegi spirituali, o, nella fattispecie della Chiesa, i sacramenti liturgici della comunione con Cristo. Su questo punto comunque ci arriveremo con calma più avanti.

Intanto mi preme osservare che Gesù non seguiva certamente le usanze ebraiche rabbiniche senza nessuna esplicitazione nel VT. La discriminazione in am’ ha’ arets dei pagani era qualcosa che non proveniva certo dalla Legge Mosaica ma dall’alterazione di tali precetti della Legge secondo la legalistica regola farisaica.
Si può anche osservare che Cristo era stato mandato a predicare il suo messaggio di speranza proprio al popolo dalla dura cervige, gli Ebrei, che nonostante possedessero la Legge di Mosè emanata da Dio spesso non la seguivano commettendo peccato. Se perciò i principi cristiani prevedessero davvero l’allontanamento totale di chi non ascoltava Dio dopo aver avuto conoscenza, quale occasione migliore ci sarebbe stata per lo stesso Gesù di predicare ai Gentili evitando i suoi stessi compatriotti che avevano rigettato la Legge di Dio (la Legge di Mosè) pur conoscendola?
Invece per prima cosa Cristo parlò proprio con gli Ebrei e solo in seguito alla sua morte il cristianesimo ha aperto le sue frontiere alle popolazioni gentili. Quindi i contatti con i “peccatori consapevoli” (così d’ora in avanti chiamerò coloro che peccano dopo aver avuto conoscenza) Gesù li aveva senza problemi.

Veniamo adesso a una scrittura chiave che viene usata dai TdG per disassociare il “peccatore consapevole” impenitente a motivo di violazione dei principi morali cristiani.

1 Corinti 5:9-13

Citazione :
9 Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; 10 non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; 11 ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare.12 Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 13 Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

Questa scrittura è fondamentale sulla disassociazione, giacchè viene usata dalla WTS come testimonianza della salvaguardia della purezza della congregazione e come mezzo per aiutare il peccatore a ristabilirsi. In effetti la parte che ho scritto in maiuscolo sembra essere inequivocabile e non dare spazio ad altre possibili interpretazioni. Non si può nemmeno mangiare con i peccatori. Più chiaro di così che vanno evitati!

In realtà, siccome era consuetudine per i cristiani del primo secolo partecipare all’eucarestia (e questo già si nota anche dai primi documenti cristiani come la Didachè di fine primo secolo) in modo da dimostrare di essere un tutt’uno col corpo e col sangue di Cristo (la Chiesa infatti è il “corpo mistico di Cristo”), questo passo paolino sta ad indicare l’esclusione dal sacramento della comunione; in sostanza la persona peccatrice non avrebbe più dovuto accostarsi alla santissima eucarestia in quanto non ne era più degno. Questo viene inteso come un’esclusione da tutti i sacramenti ecclesiali finchè la persona non è ristabilita (per la Chiesa il ristabilimento avviene attraverso il sacramento della confessione con un sacerdote).
Questa è la scomunica standard cattolica; infatti chi viene risaputo dal prete che è peccatore e non si è ancora confessato non ha il diritto di prendere la comunione (non a caso l’invito fatto è quello di confessarsi per mettersi a posto con Dio). Conseguentemente è stato "tolto" o "rimosso" dalla Chiesa.
Il peccatore della chiesa dei Corinti invece oltre che a peccare era anche un sobillatore e si gloriava delle sue azioni, tant’è che tutta la comunità locale dei Corinti era talmente pervasa dalla sua corruzione che addirittura si vantava di avere un peccatore di questo tipo dentro le sue fila. Se infatti leggiamo i primi versi del capitolo 5 dei Corinti, troviamo scritto:

Citazione :
1 Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre! 2 E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell'azione fosse tolto di mezzo a voi!

Quel “si ode” detto da Paolo sta ad indicare che la notizia del peccato di questo cristiano era diffusa in lungo e in largo per tutto il territorio, il che significa che il peccato non era nascosto ma dichiarato alla luce del sole. Inoltre Paolo prosegue dicendo “voi siete gonfi” ad indicare che i Corinti erano fieri di avere una persona così dentro le loro fila, cosa che dimostra che il livello di corruzione era pressoché totale e che quindi il peccato ben visibile e dichiarato dell’impenitente aveva ormai resa marcia tutta la comunità locale.
Ed ecco che a mali estremi estremi rimedi. Essendo davvero un pericolo per la salvaguardia spirituale degli altri, Paolo fece togliere di mezzo questo peccatore dalla comunità attraverso una scomunica pubblica, di modo che gli altri potessero sapere che non era più un cristiano.
Ancora oggi la Chiesa Cattolica, in momenti di severa pericolosità per il gregge scomunica platealmente le persone (solitamente dei prelati, ma a volte succede anche con i laici) prendendo estremi rimedi secondo l’estrema necessità. Se il peccato è nascosto e confessato al proprio prete confessore allora non è coinvolta la comunità e dunque non viene preso nessun provvedimento. Se invece il peccato è pubblico e il peccatore non solo non è pentito ma agisce in modo da sobillare l'intera chiesa locale cercando di trascinare gli altri a seguire i suoi comportamenti moralmente disordinati, allora la scomunica pubblica diventa necessaria. Chi subisce questa scomunica pubblica però non subisce l’emarginazione e l’isolamento perché non è questo ciò che il vangelo di Cristo ha insegnato.
La Chiesa quindi sistema la questione dei Corinti nell’ambito della particolare necessità contingente in cui la cosa si è venuta a verificare e decide che tipo di durezza adottare a seconda delle circostanze venutesi a creare. Va da sé che la scomunica comporta l’esclusione del peccatore dalla vita sacramentale e non dagli affetti dei propri amici o parenti.
C'è anche da aggiungere che il peccatore che non è stato scomunicato pubblicamente perchè il suo peccato è nascosto non per questo non è scomunicato. Esiste la cosiddetta scomunica "latae sentantiae" in cui incappa il peccatore fino al momento in cui non ottiene il perdono dal sacerdote dopo un'adeguata confessione. Il peccatore impenitente è quindi sempre fuori dalla Chiesa di Cristo.

Fin qui l’esame sulla disassociazione per violazione dei principi morali cristiani. Adesso passiamo al peccato di apostasia, che per i TdG coinvolge sia i disassociati per apostasia che i dissociati volontari che se ne sono liberamente andati per dissenso dottrinale.

Passeremo quindi in esame la scrittura di 2 Giovanni dove si parla dell'anticristo fino ad arrivare a quelle relative a Imeneo, Fileto ed Alessandro, concernenti le divisioni nella chiesa per poi arrivare a mettere in risalto un particolare del capitolo 11 di 1 Corinti sempre sulle divisioni.


Ultima modifica di Il dimissionario il Ven Feb 18, 2011 8:35 am, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!   Sab Ott 23, 2010 1:50 pm

Come promesso eccomi qui a completare il discorso sulla disassociazione per apostasia e la dissociazione volontaria per dissenso dottrinale verso gli insegnamenti della WTS.
Per questa casistica i TdG vanno a citare la seconda lettera di Giovanni, nella quale si legge:

Citazione :
9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie.


Da questo passo i TdG si sentono autorizzati quindi a emarginare anche il disassociato per apostasia o il dissociato - che ovviamente se ne va per dissenso dottrinale e quindi tecnicamente rispetto al geovismo è “apostata” - in quanto a tali persone bisogna anche togliere il saluto. Non solo i TdG arrivano a questa conclusione ma estendono il concetto qui espresso collegandolo alla scrittura di 1 Corinti capitolo 5 - esaminata precedentemente in questo stesso studio - per far comprendere come l’emarginazione o la “morte sociale” per l’ex sia un principio cristiano.

Già abbiamo spiegato abbondantemente che l’applicazione di Paolo sui Corinti è in casi di estrema necessità contingente, dove c’è il rischio di sobillazione totale di tutta la chiesa locale, ma, proprio per non dimostrare che i sofismi illogici geovisti non hanno alcuno spazio, ammettiamo per puro amore del ragionamento che la Scrittura di 1 Corinti indichi proprio quello che vogliono dire loro.

E’ corretto prendere un verso di 2 Giovanni e collegarlo con 1 Corinti? Siamo certi che si sta parlando in entrambi i libri dello stesso gruppo omogeneo di persone? Per la WTS la cosa è certa: essere in dissenso con le sue dottrine teologiche è uguale a uccidere, rubare e commettere adulterio! Non c’è alcuna differenza.
In realtà, già solo usando la logica, capiamo che non è affatto la stessa cosa, giacchè una persona può benissimo essere in disaccordo con le dottrine WTS e essere al tempo stesso una persona integerrima e ligia ai principi morali cristiani. Il “peccato” di apostasia è quindi diverso dal peccato morale, in quanto non ha nulla a che vedere con la propria relazione con Dio sull’onestà del proprio cuore e del proprio comportamento personale ma ha attinenza solo per questioni relativi a puri concettualismi teologico-dottrinali (Gesù Cristo è Dio? I giusti vivranno sulla terra o in cielo? 144000 è un numero simbolico o letterale? ecc).
Si tratta quindi di due gruppi non omogenei. I peccatori morali di 1 Corinti non hanno nulla a che vedere con i peccatori ideologici della seconda lettera di Giovanni. Perciò il collegamento fra i due versi operato dalla WTS è del tutto arbitrario e privo di fondamento.

Compreso l’errore del collegamento scritturale passiamo ora all’errore di comprensione dei versi di Giovanni, errore motivato dalla decontestualizzazione dei versetti dal discorso globale della lettera - spesse volte importanti cardini della dottrina geovista vengono ottenuti da versetti isolati senza tenere minimamente conto del contesto.
Leggiamo ora i versetti che vanno da 7 a 11:

Citazione :
7 Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo, i quali non riconoscono pubblicamente che Gesù cristo è venuto nella carne. Quello è il seduttore e l'anticristo. 8 Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. 9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie.

Le parti che ho messo in grassetto sono importantissime ed essenziali per la comprensione del senso del passo biblico. Innanzitutto il verso 7 ci dice di quali persone sta parlando Giovanni: coloro che non riconoscono Gesù Cristo venuto nella carne. Chi sono queste persone?
Per poter rispondere a questa domanda non si può non prendere in esame il contesto storico-sociale in cui in quel tempo la primitiva chiesa cristiana si stava trovando. In seno alla chiesa degli apostoli erano nati dei gruppi scismatici che rivisitavano alcuni concetti cardine della predicazione originale apostolica rielaborandoli a modo loro. Fra questi gruppi il più diffuso e influente erano gli Gnostici.
Gli gnostici credevano in Gesù e nel suo vangelo ma avevano, forse influenzati da correnti elleniche platoniche, una totale avversione verso il mondo materiale e fisico, considerandolo simbolo del male. Al male della “carne” si contrapponeva il bene dello “spirito” e della spiritualità della persona.
Proprio per questa avversione alla “carne” e al mondo materiale essi erano contrari al matrimonio e alla procreazione fisica, tant’è che nelle loro fila impedivano ai propri seguaci di potersi sposare. Vi ricordate quando l’apostolo Paolo in una scrittura, parlando dei falsi cristi, disse che alcuni “vieteranno il matrimonio”? Ebbene, si riferiva proprio agli gnostici che vedevano nell’unione carnale di due sposi un’aberrazione del male (quindi il celibato dei preti della Chiesa Cattolica non c’entra nulla con questa scrittura giacchè quel passo paolino dice che la proibizione non è solo per alcuni ma per tutti, e la Chiesa a parte i sacerdoti che hanno degli incarichi specifici pastorali non ha mai proibito il matrimonio a tutti i suoi fedeli, tant’è che ce l’ha addirittura come sacramento). Paolo indicava gli gnostici come falsi maestri.

Proprio perché vedevano nella carne il simbolo del male e del peccato, gli gnostici non potevano assolutamente concepire che Gesù Cristo fosse sceso sulla terra incarnandosi con un corpo umano, giacchè questo avrebbe significato che il Santo Figlio di Dio era un peccatore e non l’immacolato agnello di Dio che si è sacrificato per la redenzione di tutta l’umanità. Gli gnostici perciò rinnegavano l’incarnazione di Cristo con il corpo. Pensavano che Gesù sulla terra fosse esistito solo come spirito. In tal modo rigettavano la risurrezione di Cristo e la risurrezione dei cristiani nel Giorno del Giudizio.
Questa era una demolizione della dottrina portante del cristianesimo, in quanto la risurrezione di Cristo era alla base del kerygma apostolico. In sostanza le idee gnostiche distruggevano il cristianesimo alla base e quindi erano viste come vere e proprie pericolose eresie da condannare.
Da questo già possiamo capire che non tutte le eresie erano dannose allo stesso livello ma che quella descritta nella seconda lettera di Giovanni era letale perché distruggeva il cristianesimo alla base.
Già in questo possiamo notare che la condanna di Giovanni era ben diversa dal senso di condanna che la WTS usa nei confronti dei suoi dissidenti, in quanto quest’ultima applica la condanna a chiunque dissenti anche se minimamente da qualunque aspetto anche secondario della sua dottrina. Ad esempio se non si è d’accordo contro il divieto dei compleanni o contro il divieto del voto politico e lo si dice apertamente, già si è passibili di disassociazione per apostasia. Questo anche se su tutto il resto si è d’accordo con gli insegnamenti della stessa WTS.
Giovanni esprime invece parole di condanna a coloro che attaccavano l’insegnamento cristiano alle sue basi.

La seconda parte che ho evidenziato in grassetto nel verso 10 dice “se qualcuno viene a voi”. La preoccupazione di Giovanni quindi era che gli gnostici andassero sistematicamente nella case dei cristiani per strapparli alla fede vera, facendoli cadere nell’apostasia. Non è un caso che egli specifici “se qualcuno viene a voi” onde indicare che l’estremo gesto di togliere il saluto va dato ai demolitori della dottrina fondamentale cristiana della risurrezione se questi vanno nelle case dei cristiani per strapparli alla loro fede.
Anche qui, è da notare che spesso i disassociati per apostasia o i dissociati volontari non vanno a predicare nella case dei loro ex correligionari per strapparli alla fede geovista. Al massimo creano dei siti di analisi critica sulla dottrina TdG cui una persona si iscrive volontariamente per confrontarsi. Perciò non vanno nella case dei TdG per deviarli. Ancora una volta quindi la scrittura di Giovanni viene compresa a sproposito della WTS.
C’è anche da dire che alcuni esegeti hanno avanzato l’ipotesi che il “togliere il saluto” comandato dall’apostolo Giovanni fosse un’iperbole, ossia un artificio retorico onde evidenziare l’importanza di non lasciarsi deviare mentalmente dalle credenze degli gnostici. Un po’ come quando Gesù disse “se il tuo occhio ti fa inciampare, cavatelo e gettalo via da te”.
E’ ovvio che il discorso di Gesù non va preso alla lettera, come così non va preso alla lettera il discorso di Giovanni ma ne va capito il senso.

Detto questo occorre specificare che molto spesso la WTS si fa scudo di avvenimenti scritturali vari per giustificare la sua posizione sulla dissociazione, uno fra i quali è la citazione di Imeneo, Fileto e Alessandro. Questi signori però rigettavano la risurrezione, dicendo che la risurrezione era già avvenuta con il battesimo (intendendo come risurrezione simbolica la morte della vita precedente e la rinascita a una nuova vita cristiana). Questi quindi si configuravano, come gli gnostici, in demolitori della dottrina portante del cristianesimo: la risurrezione. Chiarito quindi il senso della seconda lettera a Giovanni capiamo anche perché Paolo era così duro con questi 3 uomini. Ergo, il prendere gli esempi di Imeneo, Fileto e Alessandro da parte della WTS è del tutto pernicioso e assolutamente inconcludente.
La modalità di attuazione della dottrina geovista della “morte sociale” sia per la disassociazione che per la dissociazione è scritturalmente inconsistente e sostanzialmente priva di fondamento.
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MessaggioTitolo: Re: La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!   Sab Ott 23, 2010 1:55 pm

Per i veri cristiani infatti non il legalismo farisaico dovrebbe essere a spingerli ma lo Spirito della Legge. Cristo spesso criticava i farisei per aver con il loro modo di fare dato più importanza alla Legge stessa che allo Spirito della Legge. Anche con il NT è la stessa cosa; più che applicare in maniera legalista certi passi, bisogna scavare a fondo a compenetrarne lo spirito così da capire il perchè e il per come si è giunti a una determinata conclusione.
Una volta compenetratone lo spirito bisogna poi farlo nostro, sempre secondo l'ottica e l'insegnamento dell'amore di Gesù.

Apro una piccola parentesi:
rispetto ad altre religioni cristiane che pensano che i miracoli e le opere di guarigioni siano continuate dal primo secolo fino ad oggi, i TdG affermano che l'azione diretta dello Spirito Santo si è fermata nel primo secolo e che oggi loro si sforzano solo di seguire le indicazioni della Bibbia.

A parte che questa considerazione taglia completamente le gambe ai membri del CD perchè se non esiste ispirazione nè guida diretta di Dio, allora non è nemmeno necessario il loro ruolo di dispensatori di "cibo a suo tempo" visto che la Bibbia praticamente ce l'abbiamo tutti e tutti possiamo sforzarci di analizzarla e capirla, ma a parte questo, se oggi avvengono determinati peccati e violazioni della morale cristiana, stando al loro ragionamento di limitazione dei miracoli al primo secolo, visto che lo Spirito Santo non agisce più in maniera diretta allora il tempo della scomunica dovrebbe essere cessato nel primo secolo!

La scomunica infatti era un provvedimento che gli apostoli adottavano agendo in nome e per conto di Dio, usando lo Spirito Santo che era loro stato calato nella pentecoste del 33 d.C.; quindi loro non giudicavano di per se stessi ma era Dio a giudicare usando loro come strumento! Tale giudizio perciò era perfetto e inappellabile.
Non si può dire la stessa cosa degli anziani che giudicano nei comitati giudiziari in quanto non hanno la guida diretta dello Spirito di Dio come lo avevano gli apostoli nel primo secolo e non ritengono il loro giudizio perfetto o infallibile. Tant'è che la WTS prevede l'istituzione del comitato giudiziario d'appello segno che ipotizzano benissimo che il primo comitato possa aver commesso degli errori - a proposito, dove nella Bibbia si legge del comitato d'appello? Anche questo può essere ravvisato come un allontanamento dei TdG da quanto la Bibbia espone chiaramente, cosa grave visto che loro dicono di seguire precisamente tutte le Scritture.
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MessaggioTitolo: Re: La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!   Sab Ott 23, 2010 1:57 pm

Adesso passiamo all'analisi di un paio di passi biblici che la WTS usa per avvalorare la sua prassi di "caccia alle streghe" quando sente odore di apostasia.

Romani 16:17

Citazione :
Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro.

Come si può capire da questo passo, colui che crea divisioni andando contro gli insegnamenti cristiani dev'essere allontanato. Questo versetto è spesso usato dalla WTS per giustificare le disassociazioni di persone che festeggiavano il proprio compleanno, oppure votavano liberamente alle elezioni facendo tutto alla luce del sole e dicendo ai loro fratelli che non c'era niente di male.
Intanto si può sempre notare che il passo parla anche di "scandali", cosa che sembra molto richiamare la situazione "scandalosa" avvenuta nella prima lettera di Paolo ai Corinti, quando il peccatore venne espulso dalla comunità locale. Sembra perciò che l'elemento distintivo debba essere lo "scandalo" per comportare l'allontanamento. Ma va da sè che in questo passo non si dice di "rimuovere l'uomo malvagio" nè si usa qualsivoglia espressione similare che potrebbe indicare l'espulsione, ragion per cui, la WTS commette comunque un errore applicandolo espellendo persone che festeggiano semplicemente il compleanno o vanno a votare.
Inoltre non dimentichiamo che coloro che dalla scrittura risultano espulsi sono sempre quelli che rigettano la dottrina basilare cristiana della risurrezione.

Ed ecco un'altra scrittura usata sempre dalla WTS:

Tito 3:9-11

Citazione :
9 Ma quanto alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge, evitale, perché sono inutili e vane.10 Ammonisci l'uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; 11 sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé.

Chiunque contesti anche solo minimamente un insegnamento secondario e minuscolo dell'organizzazione - come ad esempio la letteralità del numero 144000 - si trova applicata questa scrittura. Intanto si può ravvisare che qui si parla di persone che vogliono creare nuove sette dentro il cristianesimo, cercando dunque di strappare i cristiani alla loro fede; quindi come per la scrittura di 2 Giovanni, vale sempre il fatto che ci dev'essere la deliberata intenzione di strappare le persone alla fede. In secondo luogo è da ravvisare il fatto che all'interno dell'elenco delle questioni che portano al settarismo si elenchino "le genealogie".
Infatti a quei tempi c'erano alcuni che contestavano le genealogie in relazione a Gesù Cristo e alla sua attività messianica, disconoscendo quindi il Messia: ovvio che questo distrugge completamente il messaggio cristiano ed è ovvio che quindi vengano prese misure più drastiche nei confronti di chi propone le proprie idee.

Ricordiamoci però che tutti i casi in cui gli apostoli sono stati duri verso i dissidenti è stato quando questi abbattevano il cardine del cristianesimo (contestando la messianicità di Cristo o contestando la dottrina basilare della risurrezione) volendo portarsi a tutti i costi discepoli dietro. Ma se uno non abbatte gli insegnamenti fondamentali del cristianesimo e soprattutto non si trae dietro discepoli, ma semplicemente contesta aspetti secondari di una religione rispetto agli insegnamenti principali, non merita affatto di essere emarginato e ostracizzato perchè l'insegnamento dell'amore di Cristo, ossia lo Spirito della Legge, contrasta questo sistema farisaico e legalistico di agire.
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MessaggioTitolo: Re: La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!   Sab Ott 23, 2010 2:00 pm

A dimostrazione che non tutte le divisioni erano viste come pericolose e vissute come una "caccia alle streghe" contro l'apostasia, anche se si contestano solo questioni marginali e secondarie rispetto all'insegnamento cristiano, cito la scrittura di 1 Corinti 11:17-19:

Citazione :
17 Nel darvi queste istruzioni non vi lodo del fatto che vi radunate, non per il meglio, ma per il peggio. 18 Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra di voi, e in parte lo credo; 19 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

E' pur vero che Paolo dice che ciò consenta di distinguere i cristiani approvati da coloro che non lo sono, ma il punto fondamentale è che non si legge da nessuna parte che egli intimi ai cristiani della chiesa locale di espellere o buttare fuori coloro che creano divisioni. Ci troviamo evidentemente in contestazioni di secondaria importanza dove non vengono infrante le basi stesse del cristianesimo come invece accadeva in altre circostanze. Ecco che non essendoci una necessità cogente, Paolo si limita solo a parlare del problema ma non arriva a prendere estreme misure scomunicando o disassociando le persone come degli apostati pericolosi.
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MessaggioTitolo: Re: La dottrina della disassociazione-dissociazione e la sua incompatibilità scritturale!   Sab Ott 23, 2010 8:07 pm

Ci tengo a precisare, per correttezza, che lo studio qui presentato non è mio ma di un cristiano cattolico aperto all'ecumenismo. In quanto a persona devota verso il rispetto dei diritti umani fondamentali non posso che apprezzare l'esegesi qui proposta perfettamente in linea con i diritti umani universali, quali il diritto alla libertà religiosa.

PS: ho dovuto fare delle modifiche per aggiornamento dello studio.
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