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 Vai in pace.

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AutoreMessaggio
Sonny



Messaggi : 14
Data d'iscrizione : 21.05.08

MessaggioOggetto: Vai in pace.   Lun Nov 15, 2010 11:53 pm

Assurdità geoviste.

Agape, mia moglie, ha scritto un post su un argomento che ritengo importante e riflessivo.

Ha provato a metterlo anche su questo forum ma sembra che ci siano problemi.... forse perchè non iscritta. (non è possibile per i non iscritti?)

Vi lascio il link nell'attesa che magari i mod le lascino il permesso ugualmente..... (clicca "Vai in pace".)

Vai in pace.

Shalom.
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Il dimissionario
Admin


Messaggi : 141
Data d'iscrizione : 07.03.08

MessaggioOggetto: Re: Vai in pace.   Mar Nov 16, 2010 11:48 pm

No Sonnyp, lo spazio è aperto ai soli iscritti.
Comunque per ovviare all'inconveniente riporto integralmente il contenuto dello scritto di tua moglie.
Eccolo!

"Va in pace; furono queste le parole che Eliseo disse a Naman quando questi si congedò da lui. Il racconto di Naaman il Siro, che troviamo in 2° Re cap 5, ci parla di questo uomo importante che viveva alla corte del re di Siria ma che si era ammalato di lebbra.
Dietro suggerimento di una piccola schiava israelita egli si recò in Israele, dal profeta di Dio, nella speranza di essere guarito dalla sua malattia. Naaman andò e una volta guarito, capì che non esisteva Dio se non in Israele, e verso questo Dio decise di offrire i suoi sacrifici cultuali e a Lui soltanto esternare la sua adorazione.
La conversione fece però sorgere in Naaman un problema di coscienza motivato dalle attività che svolgeva nel suo lavoro e dagli obblighi che lui doveva assolvere come funzionario di corte, che lo spinse a parlarne ad Eliseo.
Le parole che leggiamo in 2° Re 5:18,19 ci mostrano la preoccupazione di quest'uomo appena convertito al Dio d'Israele che non vuole recargli offesa con la sua vita, i suoi obblighi di corte e con i suoi vincoli quotidiani. Ma Eliseo il profeta, gli disse semplicemente: va in pace, cioè vai tranquillo, fai ciò che devi fare e non preoccuparti.
Troviamo conferma di quanto appena detto nel primo volume di perspicacia, a pagina 814 e a pagina 352, 353 del secondo volume.
Nel primo volume leggiamo così: Come funzionario del re di Siria, Naaman continuerà a svolgere il suo lavoro, che include l'accompagnare il re nella casa del falso dio Rimmon.
Poichè il re deve essere sorretto da lui egli dovrà inchinarsi insieme al re, ma dice che non adorerà più Rimmon. Quello che compirà non sarà un atto di culto, ma solo il suo dovere di servitore del re.
Nel secondo volume leggiamo questo: Il suo sarà un gesto puramente meccanico non avendo egli altro scopo che quello di sostenere il re, come era suo dovere, e non di compiere un atto di adorazione.
Questi pensieri sono condivisibili per quanto ci appaiono anomali se li mettiamo a confronto con il KM del 10/76 pagine da tre a sei: "Lavorate con una buona coscienza davanti a Dio e agli uomini".
L'articolo inizia dicendo: "In fatto di lavoro dobbiamo essere realistici, come in altre attività della vita, non possiamo evitare ogni contatto con gli avidi, i ricattarori, gl'idolatri e i fornicatori, altrimenti dovremo uscire dal mondo (1 Co 5:9,10).
Però al sottotitolo "Le principali domande" si legge così: È chiaro che c'è differenza tra il fare un lavoro utile agli altri e un lavoro che incoraggia direttamente o sostiene pratiche errate.
La domanda principale è questa: Il lavoro o l'attività da svolgere costituisce un atto condannato dalla Parola di Dio? O se no, è tuttavia legato a tali pratiche condannate da rendere quelli che svolgono tale lavoro complici o promotori della pratica errata? In tali casi la coscienza indurrebbe senz'altro a rifiutare tale impiego.
A questo punto leggendo le affermazioni del KM, comincio a chiedermi se Naaman avesse dovuto lasciare senz'altro il suo lavoro, visto che accompagnando il re nel tempio di Rimmon era obbligato a inchinarsi davanti a un idolo, atto condannato dalla Parola di Dio rendendolo partecipe e promotore di una pratica errata.
Il corpo direttivo dei tdg ha appena definito il lavoro di Naaman un dovere, che questi doveva compiere verso il suo re, e non lo accusa assolutamente di idolatria, mentre carica di sensi di colpa e di domande il testimone di Geova che lavora, e che deve chiedersi per esempio se lavorasse come cuoco in un ristorante dentro un ippodromo, i fratelli associerebbero il suo lavoro con il gioco d'azzardo? O chi insegna forse matematica in una scuola che appartiene a una organizzazione religiosa, "non veramente cristiana", dovrebbe chiedersi che effetto avrebbe la sua scelta sugli altri testimoni, ecc. ecc? Vi sono tante altre domande che i tdg si dovrebbero porre al riguardo delle molteplici circostanze di lavoro che comportano una scelta di coscienza simile alle domande poste sopra contenute all'interno del KM che potete leggere direttamente.
Ma se è stato detto che Naaman aveva dei doveri verso il suo re e quindi gli è stata data l'approvazione di svolgere il suo lavoro "insolito", senza tartassarlo di accuse, non hanno anche i tdg dei doveri verso la loro famiglia e se stessi? Ci viene in aiuto in una domanda dei lettori del 1/11/80 pag. 30,31 in cui viene usata in relazione a partecipare a un pranzo di natale dai genitori, una sorella con dubbi se partecipare o meno. Il CD risponde: " Se la sorella decidesse di andare al raduno familiare e al pranzo del 25 dicembre.... L'importante è che i parenti capiscano che sei presente per amore della compagnia e per pranzare con la famiglia, ma che la circostanza non ha per te alcun significato religioso; e non a caso viene citato l'esempio di 2 Re 5:17,19 come paragone!
Ma non avete detto che dobbiamo fare attenzione a non giudicare gli altri solo dalle apparenze, supponendo che condonino per forza il male? Gesù mangiava con i peccatori ma questo non fece di Lui un malfattore. Ro 14:4. "Chi sei tu da giudicare il domestico di un altro? Egli sta in piedi o cade al suo proprio signore. In realtà, sarà fatto stare in piedi, poichè Geova può farlo stare in piedi."
Vogliamo aggiungere che l'inginocchiarsi di Naaman davanti all'idolo di Rimmon per il corpo direttivo è solo un gesto meccanico derivante dal dovere dell'uomo verso il suo re. Allora chiedo al corpo direttivo come mai non dice la stessa cosa di un genitore tdg che dovrebbe accompagnare suo figlio/a all'altare nel giorno delle nozze come è suo dovere e diritto? Non sarebbe anche questo un gesto puramente meccanico, non avendo il genitore altro scopo che accompagnare i figli verso il coniuge senza compiere nessun atto idolatrico? Se dovessimo parlare di gravità del gesto, non è più grave inchinarsi regolarmente davanti a un idolo, che condurre verso l'altare un figlio nel giorno delle sue nozze? Dopo tutto, si dice che ci si sposa una sola volta nella vita!
Inoltre, al tdg si pone un grave carico sul cuore quando gli muore un familiare e non può accompagnarlo in chiesa per il rito funebre, perchè è un peccato gravissimo. Andarvi, non è solo un dovere ma un diritto che può essere assolto senza partecipare con i gesti o le parole! Voi corpo direttivo, vi arrogate il diritto di signoreggiare sulla vita e gli affetti di tutti i tdg, esattamente come dice il Cristo: "Legano gravi pesi sugli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere con un dito". Mt 23:4.
La sapienza dall'alto spinse Eliseo a dire a Naaman: "Va in pace". Infatti essa è prima di tutto casta, pronta a ubbidire, PACIFICA, RAGIONEVOLE, piena di misericordia e di buoni frutti, SENZA PARZIALI DISTINZIONI, SENZA IPOCRISIA; ma la sapienza che ci è stata propinata dal corpo direttivo in questi articoli è formidabilmente "terrena, animale e demonica". Gc 3:15.
Buona riflessione a tutti. Agape."
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