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 Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!

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MessaggioOggetto: Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!   Mer Gen 11, 2012 7:53 am

Vorrei trascrivere qui una lettera mandata da un mio amico al Parlamento Italiano in merito all'idea dello Stato, da qualche anno a questa parte, di siglare un intesa con la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova (CCTG). Serve per mettere in chiaro se il culto dei TdG è in armonia con i principi dell'ordinamento giuridico italiano e se quindi la CCTG, in ultima analisi, merita tale riconoscimento da parte dello Stato.
Naturalmente ho avuto il consenso di tale mio amico e sempre naturalmente eliminerò tutti i dati personali contenuti in modo da rispettare la sua privacy.

"Gentilissimo onorevole,


le scrivo con urgenza in merito alla proposta del governo, tramite ddl, di far approvare al Senato un accordo di Intesa fra lo Stato Italiano e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.



In quanto a cittadino italiano e totale vittima di questa organizzazione non posso assolutamente tacere vedendo quale derisione dei principi dell’ordinamento e delle leggi europee venga fatta da quest’organizzazione che oltre a non dare alcun contributo dal punto di vista sociale è un pericolo per l’unità della famiglia e per il rispetto della dignità umana.

L’organizzazione dei Testimoni di Geova è una religione cristiana fondamentalista, che per diversi caratteri è molto simile al musulmanesimo islamico. Non c’è rispetto né difesa di dignità per chi decide attraverso il proprio percorso di fede e il proprio cammino spirituale di volersene andare liberamente abbracciando un altro tipo di fede.



Le sue disposizioni regolamentari interne, relative alla scomunica, non distinguono fra chi viene punito per aver violato determinate regolamentazioni morali cristiane (niente furto, niente assassinio, niente violenza, ecc), regolamentazioni la cui inosservanza porta giustamente i tribunali interni di tale organizzazione (definiti “comitati giudiziari”, una sorta di tribunale ecclesiastico) a espellere gli inadempienti, e fra chi invece decide di abbandonare il gruppo volontariamente per motivi di coscienza e di dissenso dottrinale. Coloro che vengono espulsi vengono chiamati disassociati mentre coloro che abbandonano spontaneamente vengono chiamati dissociati.

I dissociati sono equiparati alla stessa maniera dei disassociati.



Che trattamento viene riservato ai dissociati/disassociati? L’organizzazione dei Testimoni di Geova impone ai propri aderenti di togliere il saluto e di interrompere ogni contatto con queste persone. Chi dei suoi aderenti si rifiutasse di farlo verrebbe a sua volta scomunicato da un tribunale ecclesiastico interno.



Queste interferenze nelle relazioni sociali con dissociati/disassociati arrivano a coinvolgere anche le stesse parentele e le stesse famiglie, tanto che parenti (compresi genitori e figli) che sono ancora Testimoni di Geova, se non vivono sotto lo stesso tetto del dissociato o del disassociato, non possono intrattenere rapporti interpersonali e limitarsi al minimo indispensabile proprio per situazioni come funerali, problemi economici e simili. Ma i rapporti di affetto vengono interrotti. L’ex è considerato un disgraziato che ha perso il favore di Dio senza tenere minimamente conto dei suoi sentimenti o delle sue prese di posizioni.



Come si può in una nazione democratica e basata sui principi fondamentali degli esseri umani, quali la “libertà religiosa”, accettare di stipulare un’Intesa con un’organizzazione così?



Guardi le racconto la mia esperienza personale. Quando avevo 5 anni i miei genitori sono entrati a far parte del movimento dei Testimoni di Geova. Sono cresciuto all’interno del movimento seguendone le limitazioni e le restrizioni, battezzandomi ancora minorenne. Ho sempre sopportato tutti i sacrifici per aderire a questo culto perché pensavo che fosse la religione giusta. Arrivato a 26 anni, mi sono aperto agli altri culti, facendo approfondimenti religiosi vari, sia all’interno delle religioni cristiane che anche all’esterno e mi sono reso conto, a mio avviso, che la visione dei Testimoni di Geova non era quella corretta. Divenni contrario a molti dei loro insegnamenti basilari. Mi resi conto allora che ero in trappola, giacchè anche se per motivi di coscienza avrei voluto uscirne non avrei potuto esimermi dall’ostracismo assoluto in cui tutti i miei amici (che erano tutti TdG) mi avrebbero corrisposto.



Purtroppo nei Testimoni di Geova esiste anche lo “spionaggio” in quanto i “fratelli” Testimoni si devono preoccupare della salute spirituale degli altri “fratelli” Testimoni. Avendo conosciuto un mio compagno di lavoro cattolico, parlavo con lui qualche volta a proposito di questioni religiose, esprimendo il mio dissenso su alcuni tempi fondamentali della religione dei Testimoni di cui facevo parte. Non sapevo che un’altra mia compagna di lavoro era una Testimone di Geova come me!

Quando lei venne a sapere di questi miei discorsi e che ero Testimone, fece la “spia” ai pastori della mia chiesa, arrivando a mettermi nei guai. Non fui disassociato per apostasia ma la strada stava per condurre in quel sentiero! Così prima che mi venisse “troncata la testa”, decisi di dimettermi io, andandomene definitivamente.



Da allora ho perso tutti gli amici che avevo e ho penato non poco a recuperare il mio equilibrio psico-fisico. Per mia fortuna i miei genitori, che a me ci tenevano tanto, essendo che io vivo ancora sotto lo stesso tetto, non hanno interrotto i rapporti di affetto con me, ma se decidessi di andarmene di casa non so cosa mi accadrebbe anche da parte loro.

Se questa non è violazione della “libertà religiosa” io non so proprio che cosa lo sia!



Quest’organizzazione è incentrata solo ed esclusivamente al proprio proselitismo in modo da acquisire maggiori fedeli, ma di concreto in ambito sociale non opera nella maniera più assoluta: non apre associazioni filantropiche volte all’aiuto umanitario, ma si limita a mandare aiuti e soccorsi quando alcuni suoi aderenti da qualche parte del mondo si trovano in difficoltà per catastrofi naturali. E in quelle circostanze, per effetto collaterale, da qualche aiuto anche ai non Testimoni.

Anche quando aiuta le persone a cambiar vita, come a volte i detenuti che diventando Testimoni smettono di essere criminali incalliti, lo fa sempre in virtù della sua opera proselitistica però e non per carattere filantropico fine a sé stesso. Di concreto non fa nulla.



Anche per questi motivi non merita che lo Stato Italiano di cui io faccio parte le riconosca l’Intesa. Non solo quindi perché fa del male ai suoi ex-aderenti, impedendo loro di esercitare la loro “liberà religiosa”, ma anche perché non opera nulla di costruttivo nell’apporto sociale e filantropico, cosa che invece la Chiesa Cattolica e altri movimenti religiosi fanno.



Un altro pericolo di questa organizzazione è che impedisce ai suoi aderenti il proprio diritto/dovere di andare a votare. Se in una congregazione locale di Testimoni si venisse a sapere che un loro correligionario è andato a votare alle urne, i pastori interverrebbero portandolo a dissociarsi. E se lui non vuole verrebbe disassociato.

Ma come si fanno i partiti, la politica, il governo e lo Stato se non si può andare a votare?

Anche per questa particolare presa di posizione sul voto politico, perché impedisce di fatto, con la minaccia di espulsione, ai propri aderenti di poter esercitare il loro voto, non meriterebbe alcuna intesa.



Per finire, c’è anche da dire che la fede dei TdG è anche un pericolo per le vite dei propri figli. Tutti noi sappiamo che per una loro particolare lettura della Bibbia, sono dichiaratamente contrari alle trasfusioni di sangue. Questo non sarebbe un problema se non che, questa particolare veduta sul sangue la estendono anche sulla salute dei loro stessi figli. Essendo infatti convinti che prendere una trasfusione di sangue equivale a una diretta violazione della volontà di Dio, non possono permettersi nemmeno che i loro figli minorenni pecchino prendendo una trasfusione qualora ne avessero bisogno per salvarsi la vita. Tant’è che spesso e volentieri ci dev’essere un contenzioso fra i genitori e i medici dell’ospedale, i quali spesso (per fortuna dico io!) si mettono in contato col giudice affinchè venga tolta la custodia del minorenne ai genitori. In tal modo si può procedere a trasfondere il minorenne. Ma qualora i medici non facessero in tempo a ottenere di togliere la patria potestà del minorenne ai genitori, il minore può morire.



Ora, io capisco che i genitori debbano scegliere l’istruzione religiosa per i figli fin quando questi non diventano maggiorenni, ma non fino al punto in cui tale istruzione non porta a danno irreparabili sulla salute dei loro stessi figli, arrivando sfortunatamente a volte alla morte del minorenne.



Ancora una volta mi chiedo: è a un’organizzazione religiosa di questo tipo che noi, Stato Italiano, vogliamo dare la nostra Intesa per l’otto per mille?



Concludo dicendole che proprio sulla questione dei diritti umani fondamentali violati dalle normative interne dottrinali di questa organizzazione, si sta dibattendo nel tribunale di Bari la causa di un giovane contro la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. La Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, infatti è stata costituita su uno statuto giuridico creato apposta per darle riconoscimento giuridico, riconoscimento giuridico che lei ha da ormai più di 30 anni. Il problema è che lo statuto così com’è fatto è davvero in linea con l’ordinamento giuridico italiano, solo che non viene rispettato nella sua applicazione. Ad esempio, proprio ciò di cui si dibatterà all’interno di tale causa, l’articolo 5 di tale statuto presenta la facoltà a un socio aderente (un Testimone battezzato) di potersi dimettere dall’ente giuridico senza fare il minimo cenno all’ostracismo che ne consegue.



Infatti dimettersi giuridicamente da un ente giuridico non dovrebbe aver nulla a che fare con la posizione religiosa della persona, ma le dimissioni dall’ente sono state equiparate alla dissociazione dalla religione, con tutta la classica conseguenza dell’emarginazione.



E’ una causa che si sta dibattendo proprio adesso e la cui sentenza finale ci sarà nel 2011.



Possiamo davvero riconoscere l’Intesa a un gruppo religioso fatto così?.



Mi scuso davvero se l’ho disturbata durante il suo lavoro ma non potevo tacere di fronte a tutte queste cose. Spero che potrà tenere tesoro di quanto le ho comunicato nel prendere la decisione di assegnare o meno l’Intesa con un’organizzazione religiosa che allo stato attuale non rispetta l’ordinamento giuridico.



L'ultimo favore che le chiedo è quello di mettere a conoscenza gli altri onorevoli parlamentari, preposti alla considerazione della questione delle Intese, di quanto le ho trasmesso



Buona serata"
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!   Mer Gen 11, 2012 7:54 am

Colgo l'occasione per dire che molto spesso i TdG quando si affrontano argomenti concernenti i diritti civili che rischiano di mettere a repentaglio gli interessi della propria organizzazione religiosa, perdono completamente la lucidità e l'obiettività arrivando a fare paragoni assurdi pur di giustificare l'illiceità della propria ortoprassi.
Ad esempio spesso paragonano il loro divieto di voto con il divieto di matrimonio che hanno i sacerdoti della Chiesa Cattolica, oppure si rifanno a regolamenti interni di ristretti gruppi o ordini cattolici onde dimostrare che se si vuole negare l'Intesa alla CCTG allora bisognerebbe negarla anche alla Chiesa Cattolica.
Viceversa, se per la Chiesa non si ha da obiettare allora non bisognerebbe obiettare nemmeno nei confronti degli stessi TdG.

Purtroppo l'errore logico che spesso fanno i Testimoni è quella di equiparare requisiti specifici per l'adesione a gruppi o ordini cattolici con la dottrina generale della loro organizzazione per essere Testimoni di Geova. Se infatti per essere cattolico non è necessario essere prete e quindi rinunciare al matrimonio, non è altrettanto vero che per essere TdG non è necessario evitare di esprimere il proprio voto politico.
Tutti i TdG sono tenuti a non votare, altrimenti cesserebbero di essere TdG con la consequenziale emarginazione riconosciuta ai fuoriusciti! Non tutti i cattolici sono invece tenuti a non sposarsi, ma questa "clausola" è prevista solo per i sacerdoti cattolici di rito latino.

Da una parte, dunque, nei TdG, abbiamo una dottrina, la completa neutralità politica, che cozza contro il diritto fondamentale del cittadino italiano di poter esprimere il proprio voto. Dall'altra abbiamo, nella Chiesa, una disposizione di carattere puramente pastorale per agevolare il compito del sacerdozio. Si può certamente essere contrari o favorevoli a tale disposizione, ma non si tratta comunque di una dottrina fondamentale della Chiesa e dunque una "regola" da applicare a tutti i cattolici. I laici possono benissimo sposarsi come e quando vogliono.

Quando si ragiona sulla liceità o meno di una fede con l'ordinamento giuridico italiano bisogna farlo in virtù delle dottrine fondamentali e irrinunciabili per ogni esponente del culto religioso e non a "regole" particolari di particolari gruppi o ordini presenti all'interno del culto.

Questo è fondamentale altrimenti si corre il rischio di fare dei paragoni errati e privi di consistenza.
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!   Mer Gen 11, 2012 7:56 am

Spesso capita che invece altri zelanti Tdg, nella foga di fare la loro apologia, arrivano ad equiparare l'accettazione delle loro regole interne come confessione religiosa con le regole appartenenti agli albi di medici, pompieri, poliziotti, ecc, arrivando anche ad affermare che così come non ci si lamenta delle limitazioni delle libertà di questi signori non ci si dovrebbe lamentare delle limitazioni della libertà delle regole o della "disciplina" dei TdG.
E io dico: come no! Infatti nella "disciplina" dei TdG è tutto perfettamente uguale come nella "disciplina" di tali albi professionali.
Infatti in tali albi professionali ci si può iscrivere anche da minorenni quando si è ancora, per legge, incapaci di intendere e volere! Infatti anche fra i nuovi aderenti dei Tdg non ci sono mai dei minorenni ma sono tutti di maggiore età, vero?

E invece non è così. Sono tanti gli esempi di bambini, figli di Tdg, che si sono battezzati in età minorenne, solo che per loro non ci sono dispense se decidono di cambiare fede, ma la "disciplina" tutta, dell'emarginazione e dell'ostracismo la devono subire senza sconti proprio come si è battezzato chi è adulto.
Negli albi professionali poi, prima di essere radiati per inadempienza, c'è anche la facoltà di potersi rivolgersi, per difendersi, al Legislatore Italiano con tanto di avvocato di difensore! Succede la stessa cosa nel comitati giudiziari? Assolutamente no!
I tuoi giudici sono anche i tuoi avvocati! Quindi non c'è la giusta tutela e la giusta difesa prevista per l'imputato.
Ecco perchè è fuor di luogo paragonare la "disciplina" di un culto con la "disciplina" di un albo professionale.
Per ultimo: l'esclusione da un albo professionale non include ripercussioni sui propri affetti e sulla propria famiglia; la famiglia per la Costituzione Italiana viene prima della religione e contrastarla per motivi religiosi, anche se sono stati accettati, è contrario alla democrazia.

Gli unici paralleli più corretti sono in senso sempre alle correnti religiose, ossia magari fra TdG e cattolici, ma degli errori di tali paragoni ne ho parlato nel mio ultimo post, con conclusioni non a favore di tali paralleli.

Un culto che impedisce di fatto la libertà religiosa arrivando a "ricattare" psicologicamente chi decide di abbandonare il culto stesso, è contrario ai principi democratici e costituzionali. Non esiste una cosa del genere nelle religioni in armonia con la costituzione nè tanto meno in altri ambiti come albi professionali che con la religione hanno poco a che fare. Se esistessero questi meccanismi anche in altre religioni o in altri ambiti, allora, pure lì, si sarebbe in contrato con i principi dell'ordinamento giuridico italiano e contro i diritti dell'uomo.
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!   Mer Gen 11, 2012 7:57 am

Ricevo e pubblico:

"A motivo della deliberata violazione dei diritti umani fondamentali da parte del culto della WTS verso gli stessi TdG, i quali non possono cambiare religione liberamente come garantisce la legge europea in materia di diritto religioso e i principi stessi della costituzione, è stata organizzata da parte degli ex-TdG qui in Italia una manifestazione a Roma per sensibilizzare il governo e i parlamentari.
Ecco come nel sito di infotdgeova, il sito nazionale dei fuoriusciti in Italia si parla di tale manifestazione coordinata:

http://forum.infotdgeova.it/viewtopic.php?f=17&t=5436

Questa iniziativa è stata poi pubblicizzata in altri siti o forum degli ex-TdG un po' per tutto il mondo per far sapere come ci si sta mobilitando per fare qualcosa di concreto.

Triste a dirsi alcuni ex-TdG tedeschi hanno commentato negativamente l'iniziativa di tale manifestazione, dicendo in sostanza che ognuno è libero di seguire la propria fede e che manifestazioni del genere non porteranno mai al bando i Testimoni.
E' evidente che questi ex-TdG tedeschi non hanno ben chiaro l'obiettivo che si erano prefissati gli organizzatori italiani della manifestazione: non far ottenere l'Intesa dell'otto per mille alla CCTG perchè non è in linea con l'ordinamento giuridico. Il bando non è mai stato sognato da nessuno e anzi sarebbe davvero deprecabile se qualcuno volesse far mettere al bando una qualsivoglia organizzazione perchè non allineata coi principi della costituzione sarebbe un'azione criminale; diverso invece se si spingono le cose affinchè anche questa istituzione religiosa si adegui ai canoni dell'ordinamento giuridico per avere i suoi diritti.
Inoltre ribadiamo un concetto che forse ad alcuni ex-TdG, magari ancora a digiuno di giurisprudenza, non è tanto chiaro: la libertà religiosa non può contemplare l'accettazione di una prassi che incita all'emarginazione, indipendentemente dai motivi che sono dietro alla prassi stessa. Una prassi siffatta inficia la libera espressione religiosa del singolo che non ha la facoltà di poter cambiare fede senza ripercussioni dal punto di vista sociale. Questa prassi quindi è lesiva della libertà religiosa. L'averla accettata o meno prima del battesimo non ha proprio alcuna rilevanza.
Anche nelle comunità religiose fondamentaliste islamiche, prima dell'adesione, c'è l'accettazione di dover punire gli infedeli mediante attentati terroristici desiderati da Allah. Ma questo non rende lecita l'azione dei kamikaze: questo stesso insegnamento stesso va contro i diritti umani fondamentali.
Idem anche per l'insegnamento all'emarginazione dei fuoriusciti o degli ex-fedeli di un gruppo religioso. Che sia stato accettato o meno non ha importanza. Se è stato accettato, è stato accettato qualcosa che non è valido a livello di diritti umani fondamentali e quindi come accettazione non ha alcun valore.

La manifestazione ha il suo valore nel seno del rispetto dei diritti umani fondamentali."
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!   Mer Gen 11, 2012 7:58 am

Un altro grave errore logico dei TdG consiste nel paragonare l'esclusione di un frate o di una suora cattolica da un convento alla loro prassi della disassociazione, credendo che le due cose siano similari.
Non c'è niente di più lontano dalla verità: un frate o una suora che vengono esclusi da un convento non si vedono interrotti i loro contatti di amicizia e di affetto con i frati e le suore che sono rimasti. Infatti è sempre facoltà del frate o della suora che sono stati mandati via di poter tornare a fare visita al convento da laici e salutare i propri ex-compagni di avventure. Di certo chi è a capo del convento non lo impedirà in quanto l'ostracismo non è d'abitudine nelle disposizioni dottrinali cattoliche.

L'espulso dal convento ha inoltre la possibilità di frequentarsi attivamente con tutti i preti e i laici esistenti al mondo senza che debba partire dal convento dal quale è stato mandato via una lettera di avviso nel luogo in cui ha deciso di frequentare per informare i pastori che è da ostracizzare, cosa che invece avviene nei TdG. Infatti chi è disassociato o dissociato se cambia congregazione sarà segnato ai nuovi anziani come "disassociato" perchè dal vecchio corpo degli anziani arriverà una missiva che li informerà della sua situazione.

Alla faccia pure del segreto confessionale!

Concludendo non c'è proprio niente di similare fra la disassociazione geovista e l'espulsione da un ordine cattolico.
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Lettera aperta ai Parlamentari italiani in merito al riconoscimento dell'Intesa alla CCTG!
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